Tempi da ricordi.

In questi ultimi mesi abbiamo visto crollare un’altra serie di certezze, con un’economia più che mai traballante ed una crisi difficile da scansare. Se in tutto il globo si sono fatti male i conti, in ogni angolo dello stesso abbiamo visto un ritorno al ricordo come anti-depressivo naturale. Così, in Italia, festeggiamo i 50 anni di carriera della grande Mina, voce che ha segnato più di una generazione e dato un imprinting e una specifica identità alla nostra cultura. La sua immagine e la sua vocalità, entrambe inimitabili, hanno fatto di Mina un’icona che mantiene il suo primato in fatto di eccellenza e, appunto, di ricordi. Il suo essere grande grande grande è rimasto intatto, mai scalfito, addirittura rafforzato dall’addio alle comparsate pubbliche, avvenuto nel 1978. Altro personaggio coniato nel Bel Paese e frutto di un insieme di ricordi senza tempo, è Raffaella Carrà, la cui visibilità da prime time non rischia il passo con i tempi: la IV edizione del programma RAI “Carramba che fortuna” ne è la prova tangibile. La sua inarrestabile verve e il suo essere sopra ogni velina di ultimo passaggio ne fa un’altra icona, diversa per stile, ma unita con Mina da un comune denominatore: il ricordo di tempi migliori.
Fuori dal Bel Paese, ma legato alla magia del buon ricordo, è il successo di “Mammamia!”, musical inglese migrato nella 7a arte con un’egregia Meryl Streep che danza e balla su musiche degli Abba, storico gruppo pop svedese amato persino da Bono.
Anni ’60 e ’70, anni in cui Mina, Raffaella Carrà e gli internazionali Abba ci appaiono ancora adesso come il felice risultato di momenti legati ad un mondo per noi migliore e lontano dall’attuale ansia da prestazione economica. Saranno anche solo ricordi, ma senza, ora come ora, sarebbe dura sopravvivere.

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Maria Scicolone ricorda la sua Hollywood in un libro di ricette e fotografie.

Quando la fama e il successo chiamano Sofia Scicolone negli Stati Uniti, nel tempio del cinema, la sorella Maria decide di seguirla, ignara del fatto che anche lei avrebbe riscosso un grande successo. Sebbene per motivi differenti, infatti, entrambe diventano ben presto famosissime: Sofia per i suoi film e Maria per i suoi piatti.
Gli ospiti della casa delle sorelle Scicolone erano per lo più grandi attori, grandi nomi della cultura e dello spettacolo di quegli anni che amavano passare le serate scherzando e a chiacchierando con loro, spesso seduti attorno a una tavola deliziosamente imbandita dai manicaretti preparati da Maria.
Spunto perfetto per un libro: LA CUCINA DELLE MIE CERTEZZE. Un libro che racconta quei momenti meravigliosi attraverso le fotografie in compagnia di Anthony Quinn e Gregory Peck, Michael Jackson e Frank Sinatra e il sapore delle sue ricette, da quelle più semplici a quelle speciali, dedicate a personaggi speciali, come Cary Grant e Robert Mitchum.

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From Pichet Ong’s Sweet Spot CONDENSED MILK POUND CAKE

CONDENSED MILK POUND CAKE

from Pichet Ong’s Sweet Spot

[Cakebrain adaptations’ to the recipe &

techniques are in brackets]

Makes one 8 1/2 -x- 4 1/2 inch cake, about 12

servings

1 cup (8 oz/226 g unsalted butter, at room

temperature, plus more for greasing the pan

1 1/3 cups (7 oz/200g) all purpose flour

3/4 tsp baking powder

1/2 cup (3 3/4 oz/ 106g) sugar

1 vanilla bean, chopped, or 2 tsp vanilla

extract

1/2 tsp salt

3/4 cup (8 oz/239g) sweetened condensed milk

3 large eggs

Preheat

the oven to 325° F.

Generously

butter an 8 1/2 x 4 1/2 - inch loaf pan and set aside.

Sift

together the flour and baking powder and set aside.

Put

the sugar and the chopped vanilla bean, if using, in the bowl of a food

processor fitted with the metal blade and pulse until the vanilla bean is

finely ground. Sift through a fine-mesh sieve and return the sugar mixture to

the food processor. If not using the vanilla bean, just put the sugar in the

processor. [I buzzed the sugar and vanilla bean in my Bullet]

Add

the butter and salt and process until light and fluffy, about 2 minutes,

scraping down the sides and bottom of the bowl occasionally. Add the condensed

milk and pulse until well incorporated, about 15 times, scraping down the sides

of the bowl once. [I used the stand mixer and the beater attachment to beat the

butter, salt and ground vanilla sugar mixture until fluffy. Then I added the

condensed milk and beat until combined]

Add

the sifted dry ingredients and pulse until no traces of flour remain, about 10

times. Add the eggs and pulse just until combined, about 5 times. Scrape down

the sides and bottom of the bowl, add the vanilla extract, if using, and finish

mixing by hand to fully incorporate the eggs. [Add the dry ingredients to the

mixing bowl and beat until combined. Then, add all the eggs and continue

beating until thoroughly incorporated.]

Transfer

the batter to the prepared loaf pan. Bake until the top is dark golden brown

and a tester inserted in the center comes out clean, about 1 hour. Cool

completely in the loaf pan on a rack, then unmold. [I baked my pound cake for

one hour 20 minutes!]

www.cakeonthebrain.blogspot.com

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Dove si nascondono i ricordi?

Niente produce più ricordi di un viaggio, e più il viaggio è lungo e in paesi lontani o esotici più il bagaglio dei nostri ricordi diventa pieno e pesante e si aggiunge alle valigie di regali che portiamo indietro. E quando dico viaggio parlo di viaggio, percorso, non della vacanza nel villaggio in cerca di riposo assoluto e divertimento leggero. Parlo di quei viaggi che si fanno in certi momenti della vita perché bisogna andare via, staccarsi dal mondo reale per trovare qualche cosa, per ritrovare sé stessi. Chi parte per il viaggio itinerante è già predisposto alla scoperta di cose nuove, assolutamente sconosciute e per questo eccitanti: parte pieno di aspettative e ritorna carico di esperienze e di ricordi. Si può davvero sentire la mancanza di un luogo, della natura, del mare, della storia. Il mal di “un paese” esiste, ed è reale, lo senti esattamente come quando ti manca una persona e si vive in uno stato di apatia e insoddisfazione, che si cura ricordando. Cerchi ogni modo per ritornare là, con la mente, con il cuore, con i sensi tutti, non essendo possibile fisicamente. Si tenta di tutto per rivivere quei momenti. Mi è capitato tutto questo di ritorno da un viaggio in Messico. La nostalgia era tanta che nemmeno le migliaia di fotografie scattate durante quei 21 giorni alleviava la mia malinconia. Poi ho trovato “Puerto Escondido”, il film, e ho scoperto quanto è facile far riaffiorare i ricordi. Puerto rientrava nelle tappe del mio viaggio, l’ho vista: Salvatores ne dà un ritratto corretto, solo di venti anni fa. Ora la strada è asfaltata e i bus sono più moderni, ma lo spirito e le sensazioni raccontate e interpretate da Abatantuono sono esattamente quelle. E lo affermo con certezza perché io le ho riprovate. “Puerto Escondido” è stato il mio anestetico alla malinconia per un paio di settimane dopo il ritorno dal viaggio, perché mi riportava di là dall’oceano e i ricordi si facevano più nitidi. M’immaginavo quasi sempre nella parte di Mario (Abatantuono), ma il sogno era essere nei panni di Alex (Bisio) o Anita (Golino), in fuga dalla civiltà e dal consumismo e approdati in Messico da più di un anno. Non a caso ha scelto il Messico il regista, lo racconta nelle interviste e lo conferma il film. Il Messico è veramente un paese incredibile, che ti stupisce e ti meraviglia proprio per le sue fortissime contraddizioni. La purezza e la forza della natura e la povertà della gente che sfocia in violenza; la grandezza della civiltà Maya e gli Zapatisti a cavallo; la barriera corallina e i militari in tenuta da guerra che pattugliano le spiagge bianche in cerca di droga. “El Mexico te encanta”, tanto che quando credevo di essere guarita, dal mal di Messico, vedo Bisio in tv, anche quest’anno alla guida di Zelig, e mi ricordo di Alex, il disegnatore di Swatch fuggito in Messico. E corro a inserire il dvd. È iniziato Zelig, è arrivato l’inverno, ma un salto in Messico si può fare ogni tanto. In attesa del prossimo viaggio.


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Trash ‘80.

“Cosa resterà di questi anni ’80?” Si domandava Raf.
In fondo sono solo nove anni.
Eppure.. Che ricordi, quante scoperte, quali eventi indelebili, quali grandi personaggi, eroi, miti.. Durante quei nove anni l’Italia vince i mondiali di calcio in Spagna; muoiono Jhon Lennon, Bob Marley e Grace Kelly. Gli uomini più potenti del mondo sono Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, mentre la donna più tosta è Margaret Thatcher. Crolla il muro di Berlino, si assottiglia lo strato di ozono e vengono messe al bando le bombolette spray. Esplode un reattore nucleare a Cernobyl e una bomba nella stazione di Bologna. A Milano iniziano le trasmissioni regolari di Canale 5; la computer grafica fa il suo ingresso al cinema con “Guerre Stellari” e viene pubblicato “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Si gioca a Pac-Man, a Tetris e con il cubo di Rubik. Nascono MTV e i videoclip. In musica arrivano i sintetizzatori e la New Wave (Depeche Mode un nome per tutti), mentre nei sobborghi urbani americani si sviluppa la cultura Rap e quella Hip-hop. È il decennio dell’AIDS e delle campagne di sensibilizzazione e sull’uso del preservativo; nascono i primi fast food, il gelato al puffo e i fazzoletti di carta profumati e in confezione apri e chiudi. Arriva la benzina verde, ci ungiamo i capelli con gel e spuma e ci rimpinziamo di merendine per collezionare le gommine profumate in regalo. In ufficio compaiono i post it e a scuola la cartella lascia spazio allo zaino. Ciò che manca e ciò che merita di essere ricordato, lo abbiamo raccolto qui.

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Sorrisi condensati.

  “Trash” in inglese, si sa, letteralmente significa “spazzatura”.
Si sa perché in italiano è diventata una parola di uso comune che indica espressioni artistiche o forme di intrattenimento di basso profilo culturale. Nella nostra visione condensata del passato e dei ricordi, invece, consideriamo “trash” qualunque espressione del passato più recente faccia sorridere, o meglio, lasci sbalorditi. Tutti oggi spalanchiamo gli occhi di fronte alle pettinature degli anni ’60, ai colori psichedelici dei vestiti anni ’70 e ai ballerini delle vecchie trasmissioni televisive che, senza trucchi né inganni, sgambettavano fasciati in aderenti pantaloni fucsia a zampa di elefante. Il tempo lo hanno segnato, di ricordi ce ne hanno lasciati, e molti, ed è quindi con grande affetto e sincera ammirazione che abbiamo deciso di ospitare nel nostro angolo “Trash a colazione” tutti quei personaggi, quegli oggetti, quegli eventi tanto particolari, caratteristici e stravaganti da farci divertire, emozionare, ridere! Con un pizzico di nostalgia..
Ma non ridiamo di loro, sorridiamo con loro, che hanno avuto il coraggio.

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latte nel tubetto

Chi se lo immaginava che il latte fosse condensato dentro un tubetto?

Io poi che sono intollerante al latte, lattosio, latticini fino al midollo non mi sarebbe mai servito.

A dire il vero il latte non mi è mai piaciuto neanche quando ero piccola, a parte quella cosa buonissima che si beveva al mattino.

Il latte tiepido con il nesquik buonissimo anche freddo.Poi veniva il mal di pancia a scuola, ma era così saporito.

Questi sono gli unici ricordi che ho del latte…

Ora mi alimento di tisanette e tè, mi piace molto il tè arabo, quello con la menta e tanto zucchero che se ti senti giù di corda ti tira sù come non sò cosa.

Oddìo ho scritto come bevo, uhm!Di solito era “parla come mangi”.

Vebeh!Il concetto era quello ;-)

Io volevo ringraziare e salutare gli autori di questo sito che mi ospitano.

Sò che quando scrivo lo faccio da cani se non correggo almeno x8volte, perdonatemi ma l’ora è quella..di andare a mangiare!

Buon Appetito a tutti!

rosy xx l’età di una ragazza non si mette ehehe!

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Madonna, benedetta dagli anni 80.

Quella di Madonna è la favola a lieto fine di una ragazzotta qualsiasi nata in una zona rurale degli Stati Uniti e divenuta, proprio a partire dagli anni 80, una super-star o, meglio, un vero brand. Con lei il mito del sogno americano impazza: se si pensa a com’era, e qui basta guardare la gallery fotografica, e a come si è trasformata fino ai giorni nostri, anche chi non la ama deve riconoscere che in lei c’è della vera tostaggine e una volontà inarrestabile. Possiamo contestarle di avere raggiunto il successo con troppa facilità, ma gli anni 80 erano pop, easy, e realizzare ogni sogno diventava possibile. La sua musica, tutta canzonette orecchiabili e ben levigate, e la sua immagine trasgressiva si sono imposte in quegli anni grazie ad una strategia di marketing altrettanto abbordabile in cui Madonna appare come un fenomeno di costume adatto ad un pubblico senza pretese e amante dei suoni più linkati con la cultura del periodo. Madonna rappresenta gli anni 80, completamente trash, pop, colorati, e ne diventa il simbolo per eccellenza.    
Ora l’icona pop, 50 anni ad agosto, si muove fra progetti in cui partecipano star attuali come Justin Timberlake e Timbaland, tour mondiali, (giusto il 6 settembre era a Roma con il suo Sticky&Sweet Tour), libri per bambini, sceneggiature cinematografiche. Ma quando guardiamo le foto degli anni 80 c’è chi la ricorda così, una paffutella ragazza con trucco e parrucco da memorabilia.   

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Il vero papà del latte condensato.

Il latte condensato nasce ufficialmente nel 1856, per opera dell’inventore Gail Borden Jr. che, dopo aver creato un biscotto a base di carne prima e il dado per il brodo poi, si convinse che anche il latte avrebbe potuto diventare solido e conservarsi per lungo tempo senza perdere le sue proprietà nutritive e le sue caratteristiche organolettiche.
Mr.Borden non fu certo il primo a tentare questa strada; diverse preparazioni a base di latte erano già state presentate in Francia, Inghilterra e America, ma il prezzo elevato, la presenza di sostanze estranee al latte nelle preparazioni e le loro ridotte proprietà nutritive avevano blocccato la loro introduzione sul mercato.
Il successo del metodo adottato da Mr.Borden sta nella sua semplicità: il latte viene portato immediatamente dopo la mungitura alla fabbrica e sottoposto a un processo di riscaldamento in una pentola chiamata VACUUM PAN che gli farà perdere circa il 75% di acqua.
Il risultato, che l’inventore battezzò PLAIN CONDENSED MILK, assomigliava a un tenace sciroppo di latte che, dopo l’aggiunta del miglior zucchero bianco e nessun altro antisettico, veniva mescolato e sigillato ermeticamente in confezioni di latta. Lo sciroppo di latte si conservava perfettamente per molto tempo e si poteva consumare facilmente sciogliendolo in acqua anche dopo diversi anni.
Il successo fu immediato, il prodotto piaceva e così le lattine di latte condensato Borden entrano nel mercato, consumate soprattutto dai viaggiatori, ma anche dalla marina e dall’esercito. Il latte condensato non temeva sbalzi di temperatura, non aveva bisogno di nessuna conservazione particolare, era semplice e versatile nella sua consumazione, ma soprattutto… era buono!
Stimolato dal successo del suo latte e dalla registrazione del brevetto per realizzarlo nel 1865, Mr.Borden successivamente tentò e riuscì a conservare anche caffè e frutta.
Grande merito fu dato a Mr.Borden per le sue invenzioni relative alla conservazione degli alimenti perchè è stato uno dei primi ad apprezzare l’importanza di prevenire la decomposizione e la fermentazione degli alimenti e di conseguenza di preservare la loro freschezza e le loro proprietà nutritive.
Il latte condensato di Mr.Borden fu per molto tempo un prodotto indispensabile all’epoca per chi si apprestava a lunghi viaggi sia via terra che via mare: bastava solo un po’ di acqua calda, infatti, per potersi gustare una buona tazza di latte in mezzo al mare o nel profondo della foresta, ma anche in casa, durante l’estate, quando non c’era la possibilità di mantenere il latte comune al fresco.
La modalità di preparazione di questo estratto era molto economica, oltre che sicura e naturale: il latte condensato poteva quindi entrare in competizione con il latte comune anche in termini di prezzo.

Il testo sopra è una libera traduzione di un estratto di “A History of American Manufactures from 1608 to 1860 exhibiting the origin and growth of the principal mechanic arts and manufactures, from the earliest colonial period to the adoption of the Constitution, and comprising annals of industry of the United States in machinery, manufactures and useful arts, with a notice of important inventions, tariffs and the results of each decennial census” by John Leander Bishop, Edwin T Freedley and Edward Young (1866).

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A volte ritornano: Parola di rockstar.

Chi non ricorda gli idoli degli anni 80, i Duran Duran? Giusto il 18 luglio Simon Le Bon & Co. si sono esibiti a Ravenna per un concerto in cui hanno infiammato gli animi di giovani e non riproponendo brani come “Rio” e “Wild boys”. E che dire dei Sex Pistols, la prima, irriverente punk band per eccellenza, rientrata alla grande con ben due concerti in Italia, entrambi recenti? Chiudiamo con un altro nome che di ricordi indelebili ne ha lasciati, The Police, il trio capitanato da Sting che proprio nel 2007 è tornato a far risplendere le note di “Message in a bottle” e “Roxanne”. Anche in musica, o meglio, soprattutto con la musica, i ricordi fanno parte di noi. Alcuni possono definire nostalgico il desiderio di riascoltare e rivedere gruppi che hanno reso memorabile la musica del passato, ma mi esalta vedere ragazzine di 16 anni che nell’IPod si sparano in track list “Anarchy in the UK” dei Sex Pistols, “Can’t stand losing you” dei Police e una romantica ballata come “Save a prayer” dei Duran Duran. In fondo, se ci pensiamo bene, queste canzoni non sono solo legate ai ricordi. Immaginiamo tutte le influenze lasciate da questi gruppi - basti solo pensare ai Green Day, nati con l’idea fissa in testa dei Sex Pistols, o addirittura gli stessi Police, i cui primi passi musicali furono all’interno della scena punk londinese - per renderci conto conto di non essere di fronte ad una mera e gigantesca operazione di marketing musical-nostalgica basate sulle diverse reunion, ma al desiderio di offrire a ciò che siamo stati il giusto spazio. Se le rockstar degli anni 70 e 80 ritornano a calcare i palchi di mezzo mondo e a riempire gli stadi è perché vivono dentro di noi, in quello spazio in cui sappiamo di non invecchiare mai e che per noi è legato ad anni mai lontani. Tutto ruota intorno ai ricordi, ma soprattutto alla potenza degli stessi, indispensabile per far muovere rockstar come Sting, Johnny Rotten, Simon Le Bon. Lasciamo che le note delle loro canzoni ci facciano compagnia: dentro di noi, continueremo con loro a restare adolescenti.

Anni 70 e 80 - Track list consigliata

Duran Duran
“Rio”
“Hungry like a woolf”
“Save a prayer”
“New moon on Monday”
“The Reflex”
“Union of the snake”

Sex Pistols

“Anarchy in the UK”
“God save the Queen”
“Holidays in the sun”
“My way”
“The great rock n roll swindle”
“Pretty vacant (Guitar Hero Version)

The Police

“So lonely”
“Can’t stand losing you”
“Walking on the moon”
“Bring on the night”
“Message in a bottle”
“King of pain”

Per saperne di più:

www.sexpistolsofficial.com

www.thepolice.com

www.duranduran.com

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